Il contesto territoriale lombardo

Il sistema agro-alimentare lombardo è il più importante a livello italiano ed uno dei più rilevanti nel contesto europeo, secondo il  Rapporto 2017 sul Sistema Agroalimentare della Lombardia. Nel 2016 la crisi di alcuni comparti produttivi ha investito anche il settore agricolo, portando ad una contrazione del valore della produzione, in parte  compensata dalla crescita del valore aggiunto dell’industria alimentare lombarda che trasforma anche materie prime non locali: il valore della produzione agro-industriale regionale ha raggiunto i 12,8 miliardi di euro, con un incremento del 1,6% rispetto al 2015.

La superficie media delle aziende agricole lombarde è quasi il doppio di quella italiana e superiore del 42% rispetto a quella comunitaria, con un’estensione media degli allevamenti bovini tre volte superiore a quella UE. La dimensione economica media delle aziende è quasi cinque volte quella UE, con un valore della produzione per ettaro quasi 4 volte la media europea.

L’attività agricola è un importante fattore occupazionale; gli addetti a livello regionale sono pari a 120 mila unità, ed è molto diffuso il part-time. La maggior parte delle aziende agricole è di tipo familiare e lo scarso ricambio generazionale comincia ad essere un fattore critico: l’età media dei conduttori delle aziende lombarde sta aumentando (risulterebbe pari a 56 anni nel 2013) e si sarebbero ridotte le aziende con a capo un giovane (<40 anni).

Se sei interessato ad approfondire l’argomento consulta il documento sul contesto territoriale disponibile nella sezione “Prodotti e Materiali” del sito.

Gli agricoltori lombardi e l’uso dei fitofarmaci: un uso sostenibile?

In questo contesto, la gestione dei prodotti fitosanitari, ampiamente usati dalle aziende agricole per raggiungere un elevato livello produttivo delle colture, è fonte di criticità a causa dei potenziali impatti su ambiente e salute. Nel caso volessi approfondire i livelli da inquinamento da fitofarmaci nelle acque superficiali del parco Adda sud, area presa in considerazione dal progetto, ti consigliamo di leggere il relativo documento.

La frammentarietà e le dimensioni eterogenee delle aziende agrarie lombarde – alcune delle quali anche piccole o medio-piccole – nonché la scarsa consapevolezza da parte di diversi agricoltori dei rischi per la salute umana e per l’ambiente connessi alle pratiche fitosanitarie (dovuta anche all’età media dei conduttori agricoli)  sono aspetti che possono ostacolare il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità in agricoltura fissati dall’Unione Europea così come previsto dalla Direttiva 2009/128/09CE.

In particolare, in base a quanto emerso dall’indagine svolta nella fase preliminare del progetto, la zona del Parco Adda Sud ospita un’agricoltura fortemente meccanizzata e specializzata, che fa capo anche ad aziende di grandi dimensioni, in cui le lavorazioni spesso vengono delegate a contoterzisti. L’indagine è stata possibile grazie alla collaborazione delle associazioni di categoria ed ha raggiunto circa un centinaio di aziende agricole fornendo informazioni utili per tarare le attività del progetto. Dal questionario è emerso, ad esempio, che anche la fascia giovanile di età è ben rappresentata ed in genere c’è una discreta competenza e formazione per quanto riguarda gli aspetti della gestione sostenibile dei prodotti fitosanitari per il cui uso è necessario un patentino. I risultati, evidenziati nell’infografica sottostante, rivelano una discreta consapevolezza degli imprenditori agricoli in merito alle responsabilità e ai rischi connessi all’uso dei prodotti fitosanitari, a fronte di alcuni aspetti critici, come la scarsa conoscenza dei vincoli in etichetta, che in quanto obbligatori implicano delle sanzioni in caso di uso indiscriminato dei Prodotti fitosanitari. Per vedere nel dettaglio i risultati dell’indagine puoi consultare il documento “Indagine sulla gestione dei prodotti fitosanitari”.

Info grafica relativa all’indagine sulla gestione dei fitofarmaci nelle aziende del Parco
Il contesto normativo sull’uso dei fitofarmaci

Data la complessità dell’argomento, il trasferimento e la condivisione di informazioni, competenze ed esperienze tra ricerca scientifica e tecnologica, aziende e altri attori del settore, sono fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale in agricoltura. Come previsto dalla Direttiva 2009/128/09, l’Italia, come ogni altro Stato Membro, ha adottato un Piano di Azione Nazionale (PAN) che definisce gli obiettivi, le misure, i tempi e gli indicatori per la riduzione dei rischi e degli impatti derivanti dall’utilizzo dei prodotti fitosanitari, e mira ad incoraggiare lo sviluppo della difesa integrata e di approcci o tecniche colturali alternative al fine di ridurre la dipendenza dall’utilizzo di prodotti fitosanitari.

La Regione Lombardia ha emanato la D.g.r. n. X/3233 del 6 marzo 2015 per l’attuazione del PAN, in modo da contestualizzare i principi dell’uso sostenibile a livello regionale. In particolare, all’interno del suddetto PAR (Piano d’Azione Regionale), la Regione Lombardia ha esplicitato una serie di vincoli all’utilizzo di alcuni fitofarmaci particolarmente utilizzati, che sono stati ritrovati con una certa diffusione sulle acque superficiali (Terbutilazina, Glifosate, Oxidiazon).

A breve PAN e PAR verranno sottoposti ad una revisione che potrebbe modificare il contesto normativo.