Linee Guida – Allegato 2

Allegato 2 - I sistemi di gestione dei reflui

Secondo quanto prescritto dalla Direttiva 2009/128/CE, lo smaltimento delle miscele rimanenti nei serbatoi e la pulizia, dopo l’applicazione, delle attrezzature impiegate sono operazioni da effettuare in modo da non rappresentare un pericolo per la salute delle persone o per l’ambiente.
Il PAN, al capitolo A.6.1 “Misure di accompagnamento, prevede che le regioni e le province autonome possono attivare iniziative per sostenere le aziende a:

  • ammodernare o realizzare aree attrezzate per la preparazione delle miscele;
  • realizzare strutture e/o acquisire strumenti per la pulizia interna od esterna delle attrezzature e dei contenitori vuoti;
  • definire strategie di tipo consortile e/o associativo per lo smaltimento dei rifiuti;
  • realizzare sistemi aziendali o interaziendali di trattamento fisico, chimico o biologico autorizzati dalle regioni e province autonome, sulla base delle linee guida approvate dal consiglio.

In merito a quest’ultimo punto, nonostante in Europa alcuni Stati Membri abbiano fornito già da diversi anni specifiche prescrizioni con apposite norme, in Italia questi sistemi non sono specificatamente disciplinati e devono ancora essere ricondotti alla vigente normativa in materia ambientale. Di seguito, pertanto, si riportano solo alcune informazioni in merito ai principi di funzionamento e ai sistemi più conosciuti e disponibili in Italia

Come funzionano

In base al loro funzionamento, i sistemi vengono suddivisi in tre categorie: fisici, chimico-fisici e biologici.
In sintesi, i sistemi:

  • fisici determinano una riduzione dei volumi di refluo effettuata attraverso l’allontanamento della frazione acquosa;
  • chimico-fisici utilizzano un processo di flocculazione seguito da una filtrazione del refluo;
  • biologici determinano una degradazione microbica delle sostanze attive immesse.

I principali sistemi disponibili in Italia

I principali sistemi disponibili in Italia, in seguito descritti, sono di tipo fisico (Heliosec, Osmofilm e Ecobang) o biologico (Phytobac).

  • HELIOSEC®

Sviluppato da Syngenta, Heliosec si basa sul principio della disidratazione naturale dei reflui attraverso l’effetto combinato dell’irradiazione solare e del vento. E’ costituito da una o più vasche fuori terra, di profondità di 50 cm e ampia superficie (4-6 m2 per vasca), ciascuna rivestita con un telo impermeabile resistente agli agenti chimici. Ogni vasca, protetta ai lati da un’intelaiatura in acciaio, è sormontata da una tettoia realizzata con materiale plastico trasparente in grado di promuovere l’evaporazione del liquido in essa contenuto.
Al termine della stagione la fase liquida è completamente evaporata, lasciando depositata sul telo la parte solida: il telo con i residui viene quindi smaltito come rifiuto speciale pericoloso.
Heliosec deve essere dimensionato in funzione dei volumi reflui prodotti nel corso dell’anno e delle condizioni climatiche del sito in cui verrà installato. Il corretto dimensionamento viene effettuato attraverso un software diagnostico che considera sia elementi meteoclimatici locali sia la gestione aziendale dei cicli di trattamento e lavaggio delle attrezzature.
Fra i vantaggi di questo sistema sono da ricordare la facilità di installazione e di controllo e la possibilità di gestire anche acque reflue contenenti rame e zolfo.

  • OSMOFILM®

Il sistema è stato sviluppato da Pantek in Francia in collaborazione con BASF e sfrutta la permeabilità al vapore acqueo di specifici polimeri plastici con i quali vengono prodotti i sacchi da 250 litri utilizzati per il condizionamento dei reflui. Una volta riempiti ed esposti al sole, adagiati in cassoni appoggiati su pallet di contenimento, i sacchi consentono la completa evaporazione dell’acqua nel giro di poche settimane. A fine stagione i sacchi con il residuo secco devono essere smaltiti come rifiuto speciale pericoloso.
In funzione delle esigenze aziendali è possibile installare più Osmofilm affiancati o impilati con risparmio di spazio.

  • ECOBANG®

Sviluppato in Francia da Ventosol, Ecobang consiste sostanzialmente in una ventola e in una serie di raccordi per l’ingresso dei reflui e l’uscita dei vapori, applicati su cisterne da 1.000 l. L’evaporazione semi-forzata dei liquidi permette la completa disidratazione dei reflui fino all’ottenimento del residuo secco. Funziona in continuo 24 ore su 24, senza necessità di controllo o regolazione da parte di un operatore; necessita però di un attacco alla corrente per alimentare la ventola (consumi energetici molto limitati). Il contenitore può essere utilizzato per più anni e poi smaltito come rifiuto speciale pericoloso. Il contenitore viene appoggiato su un pallet di contenimento anch’esso di tipo standard e facilmente reperibile sul mercato.

  • PHYTOBAC®

Sviluppato da Biotisa SAS in collaborazione con Bayer, il sistema consente la biodegradazione dei prodotti fitosanitari (in 8-10 mesi) utilizzando la microflora presente in un substrato naturale (Biomix); l’acqua invece evapora naturalmente. Phytobac consiste in una vasca di raccolta delle acque contaminate, collegata a vasche di trattamento delle acque reflue contenenti il substrato di degradazione dei prodotti fitosanitari; è presente, inoltre, un sistema di gestione dell’umidità del substrato. Modulabile, a partire da 1.000 litri di refluo prodotti per anno, Phytobac viene dimensionato in modo personalizzato grazie ad uno specifico software. Il sistema prevede l’utilizzo del substrato per diversi anni; è necessario disporre di un attacco alla corrente elettrica.

Raccomandazioni conclusive

Una volta definito l’inquadramento normativo dei sistemi sopra descritti (e altri che eventualmente si renderanno disponibili), per effettuare la scelta dello strumento più idoneo sarà necessario fare un’attenta valutazione di alcuni parametri di base:

  • quantità residua di soluzione presente nell’attrezzatura a fine trattamento;
  • numero e tipologia dei lavaggi che vengono effettuati;
  • quantità di acqua impiegata per i diversi lavaggi.

La realtà aziendale, inoltre, incide sul numero di attrezzature impiegate per effettuare i trattamenti, sul dimensionamento e sulla praticità dell’impianto in funzione delle dotazioni già presenti o da realizzare (es. area attrezzata); anche il contesto territoriale può rappresentare un importante criterio da considerare.

In ogni caso, sarà sempre opportuno verificare e seguire le indicazioni delle Autorità competenti relativamente al riconoscimento e utilizzo dei sistemi secondo quanto sarà disposto dalle normative nazionali e regionali.